Come si gioca a dark stories
Serve solo un gruppo di persone e una storia. Niente tabellone, niente carte da distribuire, niente preparazione.
I ruoli
Una persona fa il narratore: legge la premessa ad alta voce e, solo lei, conosce la soluzione. Tutti gli altri sono i giocatori, e devono ricostruire cosa è successo davvero.
Il narratore cambia a ogni storia, così tutti giocano.
Come si fanno le domande
I giocatori pongono domande a cui si possa rispondere sì, no o irrilevante. Non si fanno domande aperte: «perché è morto?» non è una domanda valida, «è morto per mano di qualcun altro?» sì.
Non c'è turno. Le domande si accavallano, e va bene così: il gioco funziona meglio quando il gruppo ragiona ad alta voce invece di aspettare il proprio turno.
Le tre risposte
- Sì e no quando la risposta incide sulla soluzione.
- Irrilevante quando la risposta non cambia niente. È la risposta più utile del gioco: dice al tavolo che sta seguendo una pista morta.
Se un sì o un no secco risulterebbe fuorviante, il narratore può dire «sì, ma…» o «no, ma…». Va usato con parsimonia: se serve spesso, di solito la premessa è formulata male.
Quando finisce
La partita finisce quando il gruppo ricostruisce il meccanismo centrale, non quando indovina il finale. Se qualcuno dice «è morto affogato» ma non sa perché, non è ancora finita.
Se il tavolo si arena, il narratore può concedere un indizio: la strada migliore è confermare quale delle ipotesi in campo è più vicina, invece di rivelare un pezzo di soluzione.
Quanto dura
Una storia facile si risolve in pochi minuti, una difficile può tenere impegnato un gruppo per un quarto d'ora. In una serata se ne giocano tranquillamente cinque o sei.
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